febbraio 14, 2019

Noi, ragazzi dell’era digitale, figli dell’Erasmus

La via da percorrere non è facile, ma dev’essere percorsa e lo sarà.

Per un’ Europa libera e unita1

In occasione della Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio di ogni anno dal 2005, ho ricevuto in whatsApp un video in cui un giovane italiano portava la sua testimonianza a nome di un gruppo di coetanei, dopo la visita al campo di concentramento di Auschwitz.

Siamo ragazzi nati nell’era digitale, non abbiamo vissuto le guerre mondiali né la guerra fredda, non abbiamo visto neppure la caduta del muro di Berlino. (…) Nei confronti di coloro che ancora oggi dicono “First the Americans”, “D’abord les français”, “Prima gli italiani”, noi diciamo: “Prima gli esseri umani!”. (…)

Diciamo basta all’ Europa dei muri e dei fili spinati! (…) A noi la scelta di costruire dei muri o dei ponti con le pietre che incontreremo sulla nostra strada. Quella di oggi è un’opportunità che non ci possiamo permettere di buttare via. Dobbiamo divenire militanti della memoria ogni giorno, nelle nostre scuole, all’interno delle nostre squadre di calcio e di pallavolo. Dobbiamo contagiare la nostra generazione e non arrenderci! Non arrenderci ad una realtà evidente che ci fa capire che se sogniamo un’ Europa di Pace, possiamo farlo soltanto se tutti noi ci crediamo: uno ad uno, nessuno escluso! (…) Il video termina con il giovane che dispiega davanti a sé una bandiera dell’ Europa.

È questo gesto che mi ricorda di aver già visto, poche settimane prima, la bandiera europea in mano ad altri giovani italiani. Ho potuto seguire in tv i funerali del giovane giornalista Antonio Megalizzi, morto il 21 dicembre 2018 a seguito dell’attentato di Strasburgo. Una corona di fiori blu con dodici fiori gialli, accanto alla bara coperta con la bandiera dell’Europa e l’Inno alla gioia suonato al momento del saluto finale.

Le testimonianze degli amici, rotte del pianto. Una prima testimonianza lo paragona ad un don Chisciotte che lotta contro l’indifferenza verso l’Europa, poi una seconda ribadisce la promessa di portare avanti il suo sogno di un’Europa unita anche a livello politico. Una terza testimonianza porta al culmine la mia sorpresa nell’ascoltare una ragazza definirsi: noi, figli dell’Erasmus, abbiamo già nella nostra vita l’esperienza concreta di un Europa diversa. Il cameraman zuma sulle persone presenti e vedo e conto tre, quattro, cinque giovani con le spalle avvolte nella bandiera europea.

Nell’oggi delle nostre vite, l’eco dell’odio emergente verso le diversità, le morti negli attentati terroristici, i gesti d’intolleranza sempre più frequenti, ci fanno presagire e scorgere sempre più velocemente le Maitre de demain.2 E mi interroga fortemente questa affermazione di Miller: nel XXI° secolo occorre una risposta in termini di struttura.3

Penso alle nuove generazioni e al futuro che sapranno inventarsi. Anche nei giovani si sta già formando, attraverso vie proprie,4 una contrapposizione fatta di inventiva, creatività, energie, esperienze, scelte orientate verso la costruzione di una Europa diversa!

In questo tempo che ci appartiene e in cui siamo chiamati a prendere posizione e a scegliere5 forse ad alcuni di noi, sarà offerta la possibilità di affiancarli nel loro cammino, nella loro ricerca di conoscere e sapere.

Agnese Mascetti

1 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Manifesto di Ventotene, agosto 1941.

2 J.A Miller, Conferenza di Madrid, 13 maggio 2017.

3 Ibidem.

4 J.A Miller, Elogio degli eretici, Torino, 27 maggio 2017.

5 Ibidem.